Rec. Létoublon a Mal-Maeder - Berthollet

    Il Cavallo di Troia - Anfora di terracotta ca. 670 a.e.v. Mykonos, Museo Archeologico
    Danielle van Mal-Maeder e Florence Berthollet (edd.)
    Le Cheval de Troie. Variations autour d'une guerre
    Infolio: Lausanne 2007. Coll. Regards sur l'Antiquité 1 (190 pages, avec ill. noir et blanc et un cahier de 12 planches en couleurs sur papier glacé. ISBN 978-2-88474-022-7
    Recensione di 
    Françoise Létoublon
    Université Stendhal - Grenoble

     

     

     

     

    Bel lavoro, che inaugura degnamente una collezione dedicata all'Antichità da parte del Dipartimento d'archeologia e di scienze dell'Antichità dell'Università di Losanna, in occasione delle due cattedre di latino e di greco occupate rispettivamente da Danielle van Mal-Maeder e David Bouvier. Per l'occasione, è stato creato un insegnamento di letterature classiche, che manifesta ancora una volta la vitalità dei nostri studi.
    Dopo una breve introduzione della responsabile editoriale, il volume si apre con un testo d'invenzione creativa, "La véritable histoire du cheval de Troie", di Étienne Barilier, la cui lettura è assai gradevole.
    Segue un articolo che fa il punto sulle nostre conoscenze su Troia, scritto da uno storico - archeologo, Karl Reber.
    David Bouvier propone poi una ricerca assai ampia sul tema: "le cheval de Troie dans l'épopée grecque", da Omero a Quinto Smirneo e a Trifiodoro, nella quale mostra molto bene le molte ambiguità di questo inganno di guerra e di quest'opera d'arte.
    Anne Bielman Sanchez pone il problema del ruolo delle donne nella guerra di Troia, a volte passive, a volte impegnate nel tentativo di modificare il corso degli eventi, ma che in tutti i casi restano le eterne vittime, grazie alle quali l'Iliade assume tuttavia una dimensione umana, aprendo una prospettiva di riflessione intemporale sulla natura della guerra; l'impiego della dimensione iconografica risulta assai gradevole.
    Danielle Van Mal-Maeder, responsabile dell'intero lavoro, dedica il suo contributo personale al passaggio dalla tradizione greca a quella latina, con le versioni della storia del Cavallo di Troia fornite dall'Eneide e dalle singolari prose romanzate che ci sono conservate sotto i nomi di Ditti Cretese e Datere Frigio.
    Michel Fuchs s'interessa all'iconografia antica del Cavallo di Troia, che è curiosamente poco abbondante (36 rappresentazioni soltanto, secondo l'articolo del LIMC redatto da A. Saduska nel 1986), in confronto con la sua grande celebrità in letteratura. Tre episodi sono rappresentati visivamente, la fabbricazione del cavallo, il cavallo stesso ai piedi delle mura, e il cavallo dentro la città; l'autore inverte nel suo articolo questi due ultimi episodi, per insistere sul fatto che la maggior parte delle rappresentazioni del cavallo, soprattutto in epoca romana, lo dipingono ai piedi delle mura, in particolare le pitture pompeiane.
    Il medievista Alain Corbellari evoca il trattamento della storia del cavallo di Troia nel Roman de Troie di Benoît de Sainte-Maure (sec. XII), come era prevedibile, ma situando opportunamente questo testo in francese in relazione alla "materia romana" prevalentemente evocata nei testi contemporanei, sviluppando soprattutto la "menzogna" omerica che il narratore medievale denuncia nel suo prologo, cosí come i parralleli medievali della figura del trickster, Guglielmo da Tolosa e il suo successore Guglielmo d'Orange, e anche Rustem nello Shah-Nameh, la grande epopea iraniana di Firdusi. In modo ancor piú sorprendente, il medesimo studioso chiude il volume con il "dernier cri" dell'immaginario troiano, cioè le occorrenze del famoso Cavallo nel genere moderno del racconto a fumetti o "bande dessinée", raccogliendo un ampio corpus che trae le sue radici dall'antico Egitto, dalla Mesopotamia o dalla Grecia antica, ma ricorre anche nel genere poliziesco (due fumetti intitolati Il Cavallo di Troia sono apparsi nel 2004, uno dei quali pubblicato a Grenoble…) e nella fantascienza; si va dal recupero in senso politico da parte di Jacques Martin alla "pittura piú toccante" di L. de Gieter.

    Nell'insieme, si tratta di un lavoro collettivo concepito con intelligenza, dove ciascuno dei collaboratori riveste una sua funzione ben definita, senza invadere il campo del suo vicino, e che può certamente dare un contributo alla causa degli studi classici nei confronti del "grande pubblico" e degli studenti. Il Cavallo di Troia è capace infatti di condensare tipi di interesse differenti, che potevano sembrare incompatibili: macchina da guerra per scalare le torri, o dono avvelenato da parte dei nemici, oggetto magico capace di aprirsi al suono della voce suadente di Elena, o al contrario di aprire una breccia nelle mura troiane. Che sia un fantasma maschile, trovarsi all'interno di un gigantesco cavallo, quasi come un ritorno nel ventre materno?

    Françoise Létoubòon

    Université del Grenoble 3 - Stendhal