Di Serio Antonino

    Tintoretto, Contrasto tra le Muse e le Pieridi, 1545 ca.; Museo di Castelvecchio
    Antonino Liberale
    Le metamorfosi, a cura di T. Braccini e S. Macrì
    Adelphi, Milano 2018, ISBN 9788845932410, pp. 417
    Recensione di 
    Chiara Di Serio
    Università di Roma La Sapienza

     

     

    Per la casa editrice Adelphi esce una nuova traduzione della Metamorphoseon Synagoge di Antonino Liberale. L’opuscolo ha avuto una discreta fortuna, testimoniata dal fatto che ne sono uscite diverse edizioni, o anche solo traduzioni, in francese, tedesco, inglese, italiano, castigliano e catalano, dal 1960 a oggi.
    Il volumetto, appare fin dal primo approccio come un’opera agevole, ma allo stesso tempo attenta e sorvegliata nella cura dei particolari, sia per l’ottimo livello della traduzione, mai scontata nelle scelte lessicali, sia per l’ampio apparato di note esplicative che sono utilissime e ben curate. L’introduzione di Sonia Macrì solleva all’attenzione del lettore il tema della metamorfosi come categoria di pensiero legata al quadro culturale in cui viene inserita.
    La sezione dedicata alla storia del testo e delle sue edizioni, a partire dalla sua attestazione nell’unico manoscritto che ci è pervenuto, il Palatinus Graecus 398, nonostante sia concentrata in un breve spazio, si distingue per la precisione con cui è stata redatta da Tommaso Braccini. L’argomento del volume richiama alla memoria, ovviamente, il colossale monumento della e alla tradizione mitologica classica, composto in versi da Ovidio. Ma soprattutto riaffiora il lungo passo del libro XV delle Metamorfosi in cui compare il discorso di Pitagora, al quale viene attribuita la teoria per cui la lunga catena delle trasformazioni e dei mutamenti delle forme riguarda la vita umana e l’esistenza stessa dell’universo (omnia mutantur, nihil interit: 15, 165). Un’idea, quindi, che ispira non solo la concezione generale dell’autore, ma anche un’intera visione della realtà. Nel grande poema ovidiano si susseguono racconti di metamorfosi in un continuum rappresentativo, senza sosta, che si distende per un lungo spazio di molti versi, quasi a voler riprodurre attraverso il linguaggio una realtà multiforme e infinita. Questo il prodotto del massimo rappresentante dei “discorsi narrativi” fondati sulle metamorfosi.
    Il lavoro di Antonino Liberale, invece, si presenta come una serie di brevi fabulae in cui le vicende degli esseri sovrumani sono narrate in maniera asciutta, senza orpelli retorici. È evidentemente un testo che appartiene già al genere di classificazioni delle categorie di episodi mitici, in cui l’accadimento fondamentale assume la funzione di catalogare il racconto in un ambito preciso. Si tratta, poi, di una breve compilazione, il cui scopo doveva essere anche divulgativo, o meglio quello di rendere più accessibili i contenuti di opere in versi di genere "eziologico", indicate come fonti nelle didascalie poste all’inizio di ogni racconto.
    Altre raccolte simili sono quelle dei cosiddetti “miti astrali”, di cui ci sono pervenuti gli esemplari dei Katasterismoi di Eratostene e degli Astronomica di Igino. In queste antologie vengono raggruppate le storie di personaggi trasformati in astri ed è proprio l’importanza dell’incidente mitico di metamorfosi che li caratterizza. Il processo di mutazione degli eroi in astri, come ci narrano Eratostene e Igino, o anche in elementi del paesaggio naturale (fiumi, rocce, monti, alberi), o in animali, come leggiamo nel volume di Antonino Liberale, ha sempre l’esito sostanziale di fondare una realtà prima inesistente. Dalla mitica epoca delle origini, incompleta e caotica, poiché mancante di elementi fondamentali per l’esistenza dell’uomo e dell’universo, si passa dunque al tempo storico, quando al contrario tutte le componenti del cosmo sono al loro posto, sistemate e ordinate una volta per sempre. Emblematici sono i casi della sorgente Sybaris (racconto n. 8), dalla quale i Locresi presero il nome per la città fondata in Italia, o dell’albero Smyrna (n. 43), che ogni anno fa trasudare dal tronco il suo frutto come se piangesse. D’altra parte, anche la vicenda di Galinthias (esposizione n. 29), trasformata in donnola, cui Herakles consacrò una statua e le offrí sacrifici, che poi ogni anno venivano rinnovati dai Tebani nell’occasione della festa del dio, ci dà la misura di quale sia la valenza dei racconti mitici di questo genere. Infatti, senza il passaggio attraverso la dimensione mitica in cui avviene la trasformazione non sarebbero state possibili l’istituzione e la ripetizione di un rito che per i cittadini di Tebe aveva ancora un valore in epoca storica.
    Di tutte le notizie che riguardano i personaggi mitici in questione forniscono ampia documentazione nelle note i due curatori, che hanno lavorato meticolosamente per raccogliere i dati relativi alla tradizione in cui quelle figure erano inserite. Quando possibile, vengono richiamati e analizzati i passi delle Metamorfosi di Ovidio in cui compaiono gli stessi protagonisti, come nel caso di Smyrna / Myrrha, o personaggi simili, le cui vicende appaiono parallele, mutatis nominibus, come avviene ad esempio per Leukippos e Iphis. Il confronto tra i loci risulta sempre istruttivo e ben ponderato. Infine, ancora una volta nelle chiose al testo, si trovano citazioni di lavori specialistici sui singoli argomenti affrontati, e anch’esse risultano efficaci per chi voglia approfondire questioni specifiche.
    Senza dubbio, il prodotto finale, la pubblicazione dell’opera di Antonino Liberale, si rivela un agile strumento, sia per chi voglia accingersi alla lettura di un testimone rappresentativo del genere mitografico, sia per gli specialisti, che potranno apprezzare  la fruibilità della traduzione e la ricchezza del commento. 

    Recensione di Chiara di Serio
    Università di Roma - La Sapienza