Rec. Braccini a Almiral - Calderon Antonino

    Arthur Rackham, Daphne (illustration, 1921)
    Antoní Liberal
    Recull de metamorfosis
    Introducció general, notícies preliminars, traducció i notes de Jaume Almirall i Sardà, història de la transmissió i text grec establert per Esteban Calderón Dorda Barcelona, Bernat Metge, 2012 (ISBN 978-84-9859-20)
    Recensione di 
    Tommaso Braccini
    Università di Torino - GRiMM Trieste

     

    Tra le grandi collane nazionali o internazionali che hanno la missione di pubblicare edizioni scientificamente affidabili (dunque con apparato critico e ampio commento) e contemporaneamente non ristrette ai soli specialisti (e quindi dotate di traduzione), indubbiamente merita senz'altro di essere menzionata la catalana Col·lecció Bernat Metge, ed è veramente un peccato che risulti pochissimo rappresentata nelle biblioteche, anche universitarie, del nostro Paese. Giunta quest'anno a superare i 400 titoli, contempla nel proprio catalogo anche opere ed autori spesso assenti da altre grandi collezioni, che qui invece vengono trattati con le stesse ampiezza e profondità riservate ai classici piú noti.

    È il caso delle Metamorfosi di Antonino Liberale, pubblicate a cura di Jaume Almirall i Sardà, dell'università di Barcellona, e di Esteban Calderón Dorda dell'università di Murcia. Il testo, com'è noto, racchiude quarantuno storie di metamorfosi, che l'autore raccolse da una varietà di fonti per noi perdute, in particolare poemi come gli Heteroioumena ("Alterazioni" o "Trasformazioni") di Nicandro di Colofone e l'Ornitogonia di Boio. Il testo risulta dunque un importante termine di paragone per altre opere come le Metamorfosi di Ovidio, e costituisce in ogni caso un elemento imprescindibile per chiunque si voglia occupare di mitologia e mitografia greca, in particolare per quanto concerne l'epoca ellenistica.

    Il Recull de metamorfosis della Col·lecció Bernat Metge, coerentemente con l'approccio della collana, permette di accostarsi all'opera con tutta una serie di utili, ricchi ed aggiornati sussidi introduttivi.

    Nelle pagine dell'introduzione si cerca di fare il punto sullo sfuggente autore, per il quale viene proposta una datazione al II-III sec. d.C., e successivamente ci si concentra sulla natura dell'opera, per la quale viene ipotizzata una finalità eminentemente pratica, quella di permettere ai lettori l'accesso a varianti mitografiche rare e poco accessibili (anche dal punto di vista linguistico), che accomunerebbe le Metamorfosi a testi come le Diegeseis di Conone, il De fluviis dello Pseudo-Plutarco, i Patimenti d'amore di Partenio di Nicea. Queste ultime due opere, non a caso, sono tramandate esclusivamente dal codice che costituisce l'unica fonte anche per Antonino, il Palatinus Graecus 398 conservato ad Heidelberg (da integrare con l'editio princeps di Xylander per alcune pagine delle Metamorfosi cadute dopo la prima stampa). Si tratta di un codice molto studiato, anche per la sua connessione con la celebre "collezione filosofica": il dibattito sull'origine di questo corpus di manoscritti è piú vivo che mai, in particolare per merito degli studi recentissimi di Filippo Ronconi[1]. Si tratta di lavori contemporanei o posteriori alla pubblicazione di questo Recull de metamorfosis, e che dunque ovviamente non potevano essere presenti nell'accurata e dettagliata lista di Estudis presente alle pp. 32-37, ma che adesso costituiscono una integrazione indispensabile per chi fosse interessato alla questione e come tali vengono qui segnalati.

    L'introduzione è seguita da un'ampia sezione (pp. 45-120) di Notícies preliminars, strutturate come altrettante introduzioni dettagliate ai capitoli delle Metamorfosi, finalizzate anche ad alleggerire le note al testo che peraltro rimangono molto ricche. Non è ovviamente questa la sede per addentrarsi nel dettaglio di queste osservazioni, che tengono strettamente presenti gli studi di Forbes Irving e Burkert e in ogni caso sono utilissime, presentando spunti di riflessione molto importanti. In particolare si riscontra una grande attenzione alla mitografia e alla storia letteraria (per esempio nei paragrafi relativi alla storia di Ctesilla, delle Meleagridi, di Aedone, di Metioche e Menippa), all'iconografia (si può rimandare all'introduzione al cap. 19, "I ladri", o al cap. 39 su Archeofonte) e anche al dato antropologico e folklorico (per esempio nei paragrafi su Cicno e Galintiade). Si segnalano due possibili integrazioni (tanto per la parte introduttiva quanto per le note al testo). Al cap. 17 è narrata la vicenda di Leucippo, una storia di cambio di sesso, ed è lo stesso Antonino Liberale a citare il caso parallelo di Tiresia: può essere interessante ricordare che proprio la vicenda di Tiresia è accennata estesamente nel Libro delle meraviglie di Flegonte di Tralle (par. 4), un'altra delle opere tramandate esclusivamente dal codice Palatinus Graecus 398. Al cap. 21, in merito alla vicenda di Polifonte, trasformata in un uccello notturno di cattivo augurio (styx nel manoscritto, variamente corretto in stryx o strix da alcuni editori), sembra utile rimandare a L. Cherubini, Strix: la strega nella cultura romana, Torino 2010, sp. pp. 76-95.

    Il testo critico, curato da Calderón Dorda, si rivela moderatamente conservatore, con un approccio pienamente condivisibile se si tiene presente l'atteggiamento fin troppo sospettoso nei confronti del pur problematico testo tràdito che ha caratterizzato in passato alcuni studiosi (paradigmatici ad esempio, con riferimento al capitolo 14.2, pp. 154.6-155.1 della presente edizione, i dubbi e le congetture spericolate di Martini e Castiglioni - peraltro respinte già da tempo - rispetto all'irreprensibile ἐκ τῶν πύργων ἔβαλλον del Palatino). In qualche caso, come a volte succede nei lavori a piú mani, forse non c'è una perfetta rispondenza tra l'apparato e le note alla traduzione, curate da Almirall i Sardà: per esempio a p. 146, n. 96, si ricorda l'emendazione πριὼν proposta da Celoria rispetto al πρηὼν tràdito del cap. 11.1, stampato nel testo (p. 146, r. 2). Ci si attenderebbe di trovare la congettura di Celoria almeno menzionata nell'apparato, dove invece viene ricordata solo la proposta Πρηὼν di Oder. Al di là di queste piccole discrasie, l'apparato comunque documenta proficuamente le molte congetture diagnostiche avanzate nel corso del tempo.

    La limpida traduzione catalana, come già accennato, è accompagnata da numerose note che, sempre con un occhio ai paralleli letterari piú stretti, si focalizzano utilmente sulle questioni piú puntuali di carattere mitologico, ma anche storico-topografico e zoologico. Le Metamorfosi di Antonino Liberale, anche per il fatto di attingere al poema perduto di Boio, richiedono in particolare frequenti rimandi all'ornitologia; Almirall i Sardà si rifà spesso alla classica opera di riferimento di D'Arcy W. Thompson, A Glossary of Greek Birds (1936), ma vengono ricordati comunque anche i piú recenti Pollard (Birds in Greek Life and Myth, 1977) e Arnott (Birds in the Ancient World from A to Z, 2007). Si tratta di un ambito estremamente interessante, nel quale non è sempre facile orientarsi dal punto di vista tassonomico: le note cercano comunque di ragguagliare opportunamente il lettore sulle varie proposte di identificazione di volatili. Si segnala un possibile caso di confusione: al cap. 15, relativo alla storia di Meropide, la protagonista viene punita da Atena con una trasformazione in glaux, che in nota (p. 157, n. 155) viene identificata con "l'òliba (Tyto alba)" che "a Atenes… estava consagrada a Atena", con un rimando a Thompson, p. 80. Il riferimento è com'è ovvio alla civetta, il cui nome scientifico è tuttavia Athene noctua, mentre Tyto alba corrisponde al barbagianni.

    La veste tipografica del volume è molto elegante; sono stati riscontrati alcuni refusi, come a p. 33 r. 10 "Liberali" per "Liberale"; a p. 63 r. 35 "Pymaioi" per "Pygmaioi"; a p. 139 r. 1 (5 del testo greco) ᾐρεῖτο per ᾑρεῖτο; a p. 164 r. 17 (13 del testo greco) ἀγομένην ἀγομέ<νην μό>νην, dove sembrano giustapposte la lezione tràdita e il testo emendato (rispecchiato dalla traduzione) che, sulla scia di Papathomopoulos, accoglie l'integrazione di Fontein; infine a p. 164 della traduzione catalana, n. 185 r. 7, "alloco" per "allocco".

    Di là dai piccoli e per molti versi fisiologici inconvenienti segnalati (che peraltro potranno essere agevolmente risolti in una ristampa), l'edizione curata da Almirall i Sardà e Calderón Dorda, a quasi cinquant'anni di distanza dal fondamentale lavoro di Manolis Papathomopoulos per Les Belles Lettres, si pone senz'altro come punto di riferimento aggiornato per chi debba fare riferimento alle Metamorfosi, e dunque per la comunità degli studiosi di mitografia. Si può anzi sperare che proprio la disponibilità di questa nuova edizione catalana possa costituire uno stimolo per approfondire la conoscenza non solo di un'opera cosí complessa, ma anche dell'intera costellazione di testi perduti, spesso di grande interesse, le cui uniche tracce sopravvivono nella raccolta di Antonino Liberale.

     

    Tommaso Braccini

    Università di Torino - GRiMM Trieste

     

     


    [1] In particolare La collection brisée. La face cachée de la «Collection philosophique»: les milieux socioculturels, in La face cachée de la littérature byzantine: le texte en tant que message immédiat, Actes du colloque international, Paris, 5-6-7 juin 2008, sous la dir. de P. Odorico, Paris 2012, pp. 137-166, e La 'collection philosophique': un fantôme historique, in Scriptorium 67 (2013), pp. 119-140.