Recensione di A. Cecon a G. Paduano

    Guido Paduano
    Edipo. Storia di un mito
    Carocci, Roma 2008
    Recensione di 
    Alberto Cecon
    GRIMM - Trieste

    "Edipo senza complesso" è l'eloquente titolo di un noto saggio di J.-P. Vernant, nel quale l'Autore polemizzava con Freud, o meglio con l'interpretazione psicanalitica del "mito" di Edipo, e in particolare con la rigida applicazione che ne faceva uno dei piú "fedeli" allievi di Freud, Didier Anzieu. Pur riconoscendo che il lavoro di Anzieu era «ispirato a uno schematismo estremistico e un po' ottuso», G. Paduano a sua volta polemizza fin dalle prime pagine con il saggio di Vernant, definendolo «uno studio lucido e acuto, ma in parte viziato da un eccesso di animosità». Semplificando il discorso, Vernant contestava l'idea che nella versione sofoclea – l'unica presa in considerazione – vi fosse la benché minima traccia del "complesso edipico", la cui formulazione ha avuto, come sappiamo, ripercussioni enormi nella cultura moderna a livello tanto di critica che di produzione e non solo in ambito strettamente letterario. Nella prospettiva della "psychologie historique" di Vernant, che rispetto all'analisi freudiana procede «de façon inverse», il protagonista del dramma sofocleo non solo è del tutto privo del "complesso" a lui attribuito per cosí dire "anacronisticamente", ma rappresenta un'elaborazione teatrale e letteraria – non l'unica, per quanto illustre – di una figura del mito che a sua volta presenta diverse varianti.
    Questa notazione in forma quasi aneddotica basti a far comprendere come, a tutt'oggi, il dibattito sul "mito" di Edipo e le sue elaborazioni sia vivo e tutt'altro che superato. Segnalando alcune sviste o omissioni del saggio di Vernant, Paduano certamente non intende riabilitare Freud o tantomeno i suoi discepoli (il che sarebbe in effetti limitativo), ma tocca un punto nevralgico del problema: l'effettiva distanza e i reciproci rapporti tra un'opera letteraria, le sue rielaborazioni, e la teoria cardine della psicanalisi. Piú banalmente, quanto ha influito il modello "originale" (che tanto originale non è, abbiamo visto) nella ricezione moderna del "mito" di Edipo, e quanto le speculazioni di Freud e successori hanno, viceversa, influito sul modo di leggere il modello stesso. Innanzitutto l'Autore, con correttezza e coerenza con le proprie competenze, decide di affrontare la questione dal solo punto di vista letterario, restringendo volutamente il campo ed evitando sconfinamenti sia nell'infido terreno dell'interpretazione psicanalitica, sia in "rischiose" spiegazioni di natura antropologica o storico-religiosa.
    La scelta ha però almeno due pregi. Da un lato gli permette di spaziare nel tempo, di inseguire quel "filo di Arianna" che si dipana dal "modello" sofocleo fino alle riproposizioni moderne, che soprattutto nel '900 sembrano apportare nuova linfa – nuove interpretazioni e quindi nuovi significati – al "mito" di Edipo, grazie non solo al medium teatrale, ma anche alle nuove forme espressive letterarie e non (il romanzo, il cinema). Dall'altro, la decisione di limitare lo studio all'aspetto prettamente letterario è occasione per eseguire una rilettura dell'Edipo Re di Sofocle, non certo nel senso di una ricostruzione filologica (non è un'edizione critica) ma di un confronto con le altre, possibili letture dell'opera a partire dal testo e prescindendo dai testi che esso ha prodotto. In questa operazione, come ammette senza reticenze Paduano, non è mai del tutto assente l' "ombra" di Freud (talvolta inquietante quasi quanto quella di Laio, e altrettanto ingombrante) e lo "spettro" del "complesso di Edipo", in quanto «s'intende bene che anche dopo Freud nessuno, né rifacitore né interprete, potrà ignorare Freud». Tale percorso di ricerca, analisi e confronto è articolato in quattro "tappe", tanti quanti sono i capitoli del volume, che riproducono, con modifiche, i contenuti del saggio Lunga storia di Edipo Re. Freud, Sofocle e il teatro occidentale, Einaudi 1994 (fuori commercio da molti anni).
    Il primo di essi affronta fin dal titolo, "Freud e Sofocle", il delicato e talvolta – se il termine non suona troppo ironico – conflittuale rapporto tra letteratura e psicanalisi, per sciogliere il quale non di rado si scivola in grossolane sviste o banalizzazioni, come quella di «credere a una concezione dell'arte post-romantica e spontaneista per vedere nel testo letterario una manifestazione diretta dell'inconscio, anziché il suo esatto contrario, una forma di comunicazione sociale […]». Il secondo capitolo, "Sofocle", si muove sulla stessa scia, iniziando con l'intenzione di perseguire «l'ipotesi che l'asse rappresentativo di Edipo Re sia comunque costituito da una dialettica freudiana […] anche se non da quella cha la psicanalisi ha sovrapposto alla piú nota delle sue teorie». Segue la lunga "storia" di Edipo "Da Sofocle a Freud" che prende le mosse da Seneca, il cui teatro «rappresenta un'operazione di sommovimento dell'autocoscienza umana», e il cui Edipo si presenta ricco di suggestioni estremamente "moderne", per poi esaminare le varianti piú o meno originali di grandi drammaturghi e intellettuali – Corneille, Dryden, Voltaire i piú rimarchevoli – fino a quel sar Péladan i cui interessi occultistici e rosacrociani (non menzionati dall'Autore) possono aver contribuito alla scelta di un soggetto che si presta a non poche speculazioni metafisiche. "Dopo Freud" le cose si complicano, da un certo punto di vista, per i motivi che abbiamo visto: nessun autore vorrà (o potrà) prescindere dalle imperversanti teorie freudiane, la cui applicazione talora pedissequa (come si diceva all'inizio, a proposito della polemica di Vernant) porterà alla creazione di opere che vanno dall'originale innovazione (Hofmannsthal, Gide, Cocteau) alla vera e propria riscrittura con l'utilizzo di forme nuove (Robbe-Grillet, Pasolini, Dürrenmatt), fino a proposte testuali che sembrano sfociare nell'esasperato e a tratti forzato sperimentalismo (Moravia, Testori, Berkoff).
    Quella di Paduano si presenta dunque come una riflessione non solo sull'Edipo di Sofocle e i suoi innumerevoli epigoni, ma indirettamente anche sul rapporto tra letteratura antica e moderna, tra modello e rielaborazione, tra ricezione passiva e consapevole riscrittura di un testo la cui polisemanticità ha fatto della figura di Edipo una maschera attraverso la quale è possibile, con forme e contenuti diversi, e in contesti storici e culturali affatto distanti, rappresentare una vasta gamma di problematiche, speculazioni, paure che non cessano di colpire, turbare, o comunque toccare la sensibilità o l'animo (o l'inconscio?) umano.

    Bibliografia:

    - Vernant J.-P., "Oedipe sans complexe", in Vernant J.-P., Vidal-Naquet P., Mythe et tragédie en Grèce ancienne, Paris, Maspero (1972) 1979, pp. 75-98 (originariamente pubblicato in: Raison présente, 4, 1967)
    - Vernant J.-P., Vidal-Naquet P., Oedipe et ses mythes, Editions Complexe, Bruxelles 1994
    - Guidorizzi G., Bettini M., Il mito di Edipo. Immagini e racconti dalla Grecia a oggi, Torino, Einaudi 2004
    - Guidorizzi G., La lunga strada del mito: Edipo da Sofocle a Freud (documento on-line)/:
    http://www.indafondazione.org/centro_studi/conv_guidorizzi.php.