"Storie curiose ed erudite" (Kainè historíe), nel riassunto di Fozio, Biblioteca, 130 h - 143 a

    di Tolomeo Chenno

    Traduzione di Antonella Tatulli (Diss. Trieste 1999-2000)

    Libri I-VII

     

    (da Fozio:)

    LIBRO I

    1. Il libro primo comprende notizie sulla morte di Sofocle, e prima di lui, su quella di Protesilao; poi sulla morte di Eracle, che si sarebbe suicidato sulla pira all'età di cinquant'anni per non esser stato capace di tendere il proprio arco.
    E sull'episodio di Creso, che fu salvato quando era già sul rogo, e sulla morte di Achille, e poi sull'etèra Laide, che sarebbe morta per aver ingoiato un nocciolo d'oliva.

    Nel riferire su ciascuno di questi casi, denuncia coloro che prima di lui si occuparono e scrissero in modo fallace su questi argomenti.

    2. Quindi, racconta di Alessandro il Grande, che avendo contemplato in Efeso un quadro che rappresentava Palamede fatto perire con l'inganno, uscí quasi di senno, perché somigliava troppo ad Aristonico, suo compagno nel gioco della palla, anche lui perito con l'inganno; tale era infatti l'indole di Alessandro, mite ed amante degli amici.

    3. Poi racconta che il passo difficile nel Giacinto di Euforione:
    "E solo Cocito deterse il sangue dalle piaghe di Adone",
    va spiegato in questo modo: che un tale di nome Cocito, il quale era stato allievo di Chirone nell'arte della medicina, si prese cura di Adone ferito dal cinghiale.

    4. Dice poi che colui che fu ucciso da Adrasto figlio di Gordio, come racconta Erodoto nel primo libro delle Storie, si chiamava Agatone, e che fu amazzato per una lite a proposito di una quaglia.

    5. a. E che Cadmo e Armonia furono trasformati in leoni.
    b. e che Tiresia subí sette metamorfosi, e per quale ragione costui fu chiamato dai Cretesi "la fanciulla di Forbante".

    6. Perché il Poeta [scil. Omero] chiama "colombe" le ministre del cibo degli dèi, e le interpretazioni che Aristotele e il re Alessandro fornirono di ciò, e varie altre cose su Omero e sulle colombe.

    7. Dice che il poeta Epicarmo discendeva dalla stirpe di Achille, figlio di Peleo.

    8. E che Omero chiama Patroclo "cavaliere" per eccellenza, perché aveva imparato l'arte dell'auriga da Posidone, del quale era stato l'amasio.

    9. Che Odisseo, poiché aveva delle grandi orecchie (òta), fu denominato dapprima Oùtis; ma dice anche che, in una giornata piovosa, sua madre, la quale era gravida, poiché non poteva piú resistere, lo partorí lungo il bordo della strada (odòs), e per questo motivo egli fu allora chiamato Odisseo.

    10. Che un arcade di nome Peritano commise adulterio con Elena al tempo in cui ella viveva con Alessandro in Arcadia, e che Alessandro, per punirlo dell'adulterio, lo evirò; e da allora gli Arcadi chiamano peritani gli eunuchi.

    11. Riferisce che Aristonico di Taranto racconta che Achille, mentre si trovava tra le vergini presso Licomede, era chiamato Cercisera, ed era denominato anche Issa, Pirra, Aspeto e Prometeo.

    12. Che Botria di Mindo dice che tutti i figli di Niobe furono uccisi da Apollo.

    13. a Che a Odisseo fu assegnato dal padre un consigliere da Cefallenia, di nome Muisco.
    b Anche Achille era accompagnato da un consigliere, di origine cartaginese, chiamato Noemone, e Patroclo da Eudoro. Antipatro di Acanto invece narra che Darete, il quale aveva scritto l'Iliade prima di Omero, fu il consigliere di Ettore, e lo ammoní a non uccidere il compagno di Achille.
    Dice poi che il consigliere di Protesilao fu Dardano, originario della Tessaglia; e che Calcone era stato associato ad Antiloco, come scudiero e consigliere, da suo padre Nestore.

    Questi gli argomenti principali trattati nel libro primo.

     

    LIBRO II

    1. a. Il libro secondo tratta di Eracle che, dopo il suo accesso di follia, sarebbe stato guarito con l'elleboro da Anticireo, il quale avrebbe trovato il rimedio in quantità abbondante ad Anticira nella Focide, sebbene altri affermino che fu guarito in altro modo.
    b. Dice che Nestore fu amante di Eracle.
    g. Narra che non fu Filottete, ma Morsimo di Trachis, ad appiccare il fuoco alla pira di Eracle.
    d. Che Eracle, dopo che il leone di Nemea gli ebbe dilaniato un dito [147 b], rimase con nove, ed esiste una tomba del dito sbranato; altri dicono che egli perse il dito per la puntura di un trigone; e si può vedere a Lacedemone un leone di pietra eretto sulla tomba del dito, simbolo della forza dell'eroe.
    Da allora sono stati eretti leoni di pietra anche sulle tombe di altri personaggi.
    Altri spiegano diversamente l'uso di porre leoni sulle tombe.
    e. Narra inoltre che dal rogo di Eracle si levarono moltissime cavallette, che devastarono la regione come un flagello, e come poi furono distrutte.
    z. E come Afrodite, per il fatto che Adone era amato sia da lei che da Eracle, avesse insegnato al Centauro Nesso la ben nota insidia contro di lui.
    h. Nireo di Sime, un giovinetto che era amato da Eracle, lo aiutò a uccidere il leone d'Elicona. Altri dicono che Nireo era figlio di Eracle.

    2. Chi sono, per il Poeta, le Cariti, alle quali paragona le chiome di Euforbo?

    3. a. Dice che Eracle alla sua nascita fu chiamato Nilo, ma dopo che ebbe salvato Era, uccidendo il Gigante anonimo che la aggrediva spirando fuoco dalla bocca, da quel momento, per aver allontanato da Era il pericolo, mutò il suo nome.
    b. Abdero, amante di Eracle, per aver riferito a Teseo i fatti avvenuti intorno al rogo di quello, fu da lui ucciso.
    g. Aristonico di Taranto riferisce che la testa di mezzo dell'Idra era d'oro.
    d. Alessandro di Mindo afferma che un serpente nato dalla terra combatté con Eracle contro il leone nemeo; che questo serpente fu cresciuto da Eracle, e, dopo averlo accompagnato a Tebe, rimase colà in una tenda. E fu proprio lui quello che divorò i piccoli del passero e che fu trasformato in pietra.
    e. Dice che Eracle costruí la nave Argo sull'Ossa in Tessaglia, e che le impose quel nome da Argo, figlio di Giasone, che era un suo amasio; e fu a causa di costui che egli intraprese con Giasone la navigazione verso la Scizia.
    z. Racconta che Era, mentre combatteva in aiuto di Gerione, fu ferita da Eracle al seno destro, e tutto ciò che ne conseguí.
    h. Che Corico, di stirpe iberica, anch'egli amato da Eracle, fu il primo a fabbricare un elmo, e dice che da lui quest'arma difensiva prese il nome.

    4. Che la tomba a Creta, che si dice sia di Zeus, è in verità del cretese Olimpo, il quale, ricevuto che ebbe Zeus dalle mani di Crono, lo allevò e lo istruí nelle cose divine; ma poi Zeus - dice - colpí con il fulmine colui che lo aveva allevato e istruito, perché [148 a] avrebbe istigato i Giganti a muovere contro il suo regno. Ma dopo che lo ebbe colpito, vedendolo morto, se ne pentí. E non potendo alleviare il suo dolore in altro modo, impose il proprio nome alla tomba dell'ucciso.
    a. Parla quindi del verso, recitato da Alessandro, figlio di Filippo:
    "Tieni, o Proteo, bevi del vino, poiché hai mangiato carne umana",
    e riferisce molte notizie su Proteo.

    5. Poi riferisce quale ode Alessandro aveva l'abitudine di cantare e chi ne era l'autore, e infine, per chi lo stesso Alessandro, figlio di Filippo, compose un canto funebre.

    Questi gli argomenti del libro secondo.

     

    LIBRO III

    1. Il libro terzo tratta di Illo, figlio di Eracle, e dice che aveva un piccolo corno che gli era spuntato sulla parte sinistra del capo, e racconta come Epopeo di Sicione glielo tolse dopo averlo ucciso in duello; in seguito costui avrebbe portato in quel corno l'acqua dello Stige, e avrebbe regnato sulla regione.

    2. E che cosí si racconta sull'acqua dello Stige in Arcadia, che Demetra, in lutto per la figlia, fu insidiata da Posidone proprio mentre era in gramaglie; allora, infuriata, si trasformò in cavalla, e, giunta ad una fonte, vi si specchiò, trovò orribile il suo aspetto, e rese nera l'acqua.

    3. Parla di Ecale, e di quante ebbero questo nome.

    4. Il padre di Alessandro non fu Filippo, ma un tale di nome Dracone, arcade di stirpe, dal cui nome sarebbe scaturita la storia a proposito del serpente.

    5. Narra del cane di Tolemeo, e dice che soleva combattere con il suo padrone, e che quando morí, squartatolo, si trovò che aveva il cuore coperto di peli; era molosso di razza, e si chiamava Briareo.

    6. Parla di Polidamante;

    7. e spiega che cosa significa, nel Poeta, il verso:
    "Come quando la fanciulla, figlia di Pandareo, il verde usignolo",
    e quel che segue.

    8. Del Palladio, dice che Odisseo e Diomede ne rubarono due.

    9. Parla della canna che riferí che Mida aveva le orecchie d'asino.

    10. Poi parla degli uccelli Acestali, che sono oggetto di analisi filologica nel testo di Stesicoro.

    11. E della roccia Gigonia che si trova ai confini dell'Oceano, e può essere mossa soltanto con un asfodelo, mentre resta inamovibile a ogni tipo di forza.

    12. Dice che Ropalo era figlio di Eracle, e che nello stesso giorno sacrificò a suo padre come eroe, e gli avrebbe anche offerto sacrifici come a un dio.

    13. Che Anfiarao fu chiamato cosí perché entrambi (àmpho) i genitori della madre avevano pregato (aràomai) che ella partorisse senza dolore.

    14. a. Di chi è l'inno cantato tra i Tebani in onore di Eracle, nel quale lo si dice "figlio di Zeus e di Era"?
    b.A questo punto tratta di coloro che composero inni andando in giro di città in città, e racconta che il poeta Filostefano di Mantinea [148 b] fin dalla nascita non si serví mai del mantello,
    g. e che Matride, innografo di Tebe, per tutta la sua vita si nutrí di bacche di mirto.

    d. E di Eupompo di Samo, che allevò un serpente selvatico, prodigio incredibile a dirsi e a udirsi; di questo Eupompo dunque dicono che il figlio chiamato Dracone ("Serpente"), avesse una vista acutissima, tanto che poteva vedere facilmente alla distanza di venti stadi; narra che costui fu anche al servizio di Serse dietro compenso di mille talenti, e che descrisse al re, assiso sotto l'aureo platano, la battaglia navale dei Greci e dei Barbari, che riusciva a vedere bene, e il valore di Artemisia.
    e. Racconta che Plesirroo, innografo della Tessaglia, che era l'amato di Erodoto e il suo esecutore testamentario, fu quello che avrebbe composto il proemio del primo libro delle Storie di Erodoto di Alicarnasso; e che invece il vero inizio delle Storie di Erodoto era: "I sapienti dei Persiani affermano che furono i Fenici i responsabili della discordia".

    15. Dice poi che Politelo di Cirene non ridesse mai; dal che gli derivò il soprannome di "colui che non ride" (ho aghèlastos).

    16. Poi riferisce che si distinsero su tutti per la loro pietà verso gli dèi, secondo alcuni Antigono di Efeso, secondo altri Licia di Ermione, del quale fa menzione anche Teofrasto nelle sue Epistole,

    17. e che due furono i figli di Achille e Deidamia, Neottolemo e Oneiro; e che Oneiro fu ucciso in Focide da Oreste che non l'aveva riconosciuto, mentre combatteva con lui per il luogo in cui piantare la tenda.

    18. Tratta poi della coincidenza storica (i>synèmptosis):
    a. e racconta che sulla tomba di Amico spuntò un oleandro, e che quelli che ne mangiavano venivano presi dal desiderio di gareggiare nel pugilato; e che Antodoro, dopo averne mangiato, riportò tredici corone di vincitore, tranne che nella quattordicesima gara fu sconfitto da un certo Dioscoro di Tera, cosí come si dice che il mitico Amico fu vinto da uno dei Dioscuri.
    b. E dicono che Creso nacque il giorno della festa di Afrodite, durante la quale i Lidî fanno una processione, mettendole intorno tutte le loro ricchezze.
    g. La nascita di Temistocle fu annunciata a suo padre mentre sacrificava un toro, e Temistocle morí appunto dopo aver bevuto sangue di toro.
    d. Dice che Dario, figlio di Istaspe, fatto esporre dalla madre, fu nutrito col latte di una cavalla dallo stalliere Spargapise, e regnò per il nitrito di un cavallo.
    e. Un servo del poeta Ibico, di nome Eracle, fu bruciato vivo per essersi fatto complice dei briganti ai danni del suo padrone.
    z. Racconta che Oreste sarebbe nato durante la festa di Demetra [149 a] detta Erinni.
    h. Che Filippo, quando era ancora fanciullo, tentava la sera di colpire con l'arco le stelle cadenti, e che l'indovino Diogneto predisse che il bambino avrebbe dominato su molte genti; e proprio Astro era il nome di colui che gli cavò l'occhio con un dardo.
    q. Il flautista Marsia, quello che fu scorticato, nacque durante la festa di Apollo, durante la quale vengono offerte al dio le pelli scuoiate di tutti gli animali sacrificati.
    i. Racconta di Tizio, quello che tese insidie contro Alessandro.
    k. Narra che la madre di Claudio, mentre era incinta di lui, presa dalle voglie, avrebbe mangiato dei funghi chiamati boleti, e Claudio sarebbe morto mangiando funghi velenosi.
    l. Tratta del Centauro Lamio, e dice che, sorpreso in adulterio, fu ucciso secondo alcuni dall'eunuco Piritoo, secondo altri da Teseo,
    e cosí seguiono molti altri racconti alle storie di coincidenze.

    E con storie di questo genere si conclude anche il libro terzo.

     

    LIBRO IV

    1. a. Il libro quarto espone come Elena escogitò per prima il modo di tirare a sorte con le dita, e che in questo gioco ebbe la meglio su Alessandro;
    b.racconta inoltre che sarebbe stata la figlia di Afrodite.
    g. Che nelle Isole dei Beati sarebbe nato da Elena e da Achille un figlio alato, che essi chiamarono Euforione, per la fertilità di quel luogo; e che Zeus si innamorò di lui, e non riuscendo ad ottenerlo, lo colpí col fulmine dopo averlo raggiunto mentre fuggiva nell'isola di Melo. E mutò in rane le Ninfe, perché gli avevano dato sepoltura.
    d. Secondo alcuni Elena fu rapita da Alessandro mentre cacciava sul monte Partenio, e, colpita dalla sua bellezza, lo seguí come fosse un dio.
    e. Riguardo al cinto ricamato, dice che Era lo avrebbe ricevuto da Afrodite, e lo avrebbe dato a Elena; poi l'ancella di Elena, Astianassa, lo avrebbe rubato, e da costei nuovamente Afrodite lo avrebbe ripreso.
    z. Spiega che cosa significhi ciò che in Omero si dice di Elena:
    "imitando la voce delle spose di tutti gli Argivi".
    h. Dice che Elena era la figlia di Elio e di Leda, ed era chiamata Leonté.
    q. E si riferisce che il ratto di Elena avvenne per l'ira di Afrodite nei confronti di Menelao, poiché egli, pur avendo promesso un'ecatombe alla dea in occasione delle proprie nozze, non l'aveva offerta.
    i. Riguardo alla pianta di Elena, che cresce a Rodi, narra che prese il nome da Elena (poiché fu vista nascere presso la quercia, alla quale Elena si impiccò), e che coloro che ne mangiano sono portati inevitabilmente alla contesa.
    k. Che Elena si innamorò di Menelao, e fu cosí che egli la sposò.
    l. Narra che secondo alcuni Elena, giunta nella Scizia lO Taurlca con Menelao alla ricerca di Oreste, fu sacrificata con Menelao ad Artemide [149 b] da Ifigenia; altri sostengono invece che Teti, durante il ritorno dei Greci per mare, l'avrebbe uccisa dopo aver assunto le sembianze di una foca.
    m. Dicono che Elena fu chiamata in verità Eco, per il futto che era capace di imitare le voci, mentre il nome Elena derivò dal fatto che fu messa al mondo da Leda in una palude (en hèlei).
    n. Racconta che a Sparta il luogo chiamato Sandalion prese il nome dal sandalo di Elena, caduto lí mentre ella era inseguita da Alessandro.
    x. Che ad Elena sarebbe nata da Alessandro una figlia; i due erano in disaccordo sul nome da darle (perché l'uno voleva chiamarla Alessandra, l'altra preferiva Elena); la spuntò quest'ultima, dopo aver vinto al gioco dei dadi: cosí la figlia ebbe lo stesso nome della madre. Fu poi - dicono - uccisa da Ecuba al tempo della presa di Troia.

    2. a. Che dopo i fatti di Troia vi furono molte Elene famose: la figlia di Egisto e Clitennestra, che fu uccisa da Oreste; colei che fu ancella di Afrodite al al tempo della sua unione con Adone, figlia di un uomo di Epidamno, che gli abitanti del luogo onorano in figura di Afrodite, perché aveva dato loro delle ricchezze durante una carestia; inoltre la figlia di Faustolo, colui che allevò Romolo e Remo.
    b. Ed anche quella che mangiava tre capretti al giorno si chiamava Elena, come anche la sorella di Dicearco figlio di Telesino, e altre diciotto, tra le quali vi è anche l'Elena che visse prima di Omero, la quale mise per iscritto la storia della guerra di Troia, figlia di Museo di Atene; si dice addirittura che Omero trasse da costei l'argomento delle sue opere. E fu sempre la stessa colei che possedeva l'agnello dalla doppia lingua. Si chiamava Elena anche la figlia dell'etolo Titiro, quella che, sfidato Achille a singolar tenzone, lo colpí alla testa con una ferita che lo portò vicino alla morte, ma fu da lui uccisa.
    g. Appartiene a questo catalogo anche Elena la pittrice, figlia dell'egiziano Timone, la quale dipinse la battaglia di Isso, essendo, a quel tempo, all'apice della sua bravura: e il dipinto si trovava nel tempio della Pace, sotto Vespasiano.
    d. Archelao di Cipro dice che Elena di Imera, figlia di Micito, fu amata dal poeta Stesicoro. E poiché la donna, abbandonatolo, se n'era andata da Bupalo, il poeta, per evitare il sospetto di essere stato lui a disprezzarla, scrisse che Elena se n'era andata di sua volontà; e che dunque era falso il racconto della sua cecità.

    3. E a proposito dell'erba mòly di cui parla Omero, che si narra sia nata dal sangue del Gigante ucciso nell'isola di Circe, dice che aveva un fiore bianco; dice anche che fu Elio colui che aiutò Circe nella battaglia ed uccise il Gigante [150 a]. La battaglia fu aspra (mòlos), e da qui nacque appunto il nome della pianta.

    4. Racconta che Dioniso fu amato da Chirone, dal quale avrebbe appreso le feste orgiastiche, i riti bacchici e le iniziazioni.

    5. Narra del Tarassippo di Olimpia, e di due Mirtili, padre e figlio.

    6. Che Neottolemo Machiote fu l'unico ad ascoltare da un certo Aithos di Delfi l'oracolo di Femonoe; di questo Aithos parla anche Erodoto nel primo libro delle Storie, quando dice: "pur sapendo il nome di costui, non ne farò menzione".

    7. Si occupa della doppia denominazione in Omero, da parte degli dèi e degli uomini, ed afferma che tra i fiumi solo lo Xanto era figlio di Zeus; e tratta di altre doppie denominazioni.

    8. In Tirrenia - si racconta - c'è una torre detta di Hals, che fu chiamata cosi da Hàls ("Mare"), una maga tirrena, che, essendo stata ancella di Circe, era fuggita dalla sua padrona. Dice che presso costei giunse Odisseo, ed ella lo trasformò in cavallo con i suoi filtri, e lo mantenne presso di sé, finché, divenuto vecchio, morí. Da tale racconto deriva la spiegazione della difficoltà nel verso omerico:
    "la morte ti verrà dal mare".

    Con questi argomenti si conclude il libro quarto.

     

    LIBRO V

    1. Nel libro quinto si dice che fu Giasone, e non Polluce, a combattere con Àmico. Ed il luogo del combattimento ne porta testimonianza, poiché viene chiamato "Lancia di Giasone"; e lí vicino sgorga una fonte chiamata Elena. Da questo fatto si spiega anche l'epigramma di Crinagora.

    2. a. Racconta poi che il verso:
    "e le cavalle di Procle mangeranno la verde psalacanta",
    che Callimaco ignora, appartiene alla commedia Per Dionisio del comico Eubulo; tratta poi dell'effetto parodico di questo verso.
    b. La psalacanta è una pianta egiziana, che, se viene applicata ai cavalli, ne procura la vittoria ed il successo.

    3. Dicono anche che Psalacanta fu una Ninfa che viveva nell'isola Icaria, la quale, innamoratasi di Dioniso, collaborò con lui per la sua unione con Arianna, a patto che il dio si congiungesse anche con lei. Ma Dioniso - dicono - non volle: allora Psalacanta tramò insidie contro Arianna, e il dio, adiratosi, la trasformò in quell'erba; poi, pentitosi, volendo onorare la pianta, la pose nel serto di Arianna, che è collocato tra le stelle nella volta celeste. Secondo alcuni, questa pianta assomiglia all'artemisia, secondo altri, al meliloto.

    4. L'autore racconta che Atenodoro di Eretria, nell'ottavo libro dei suoi Commentarî, dice che Teti e Medea avrebbero gareggiato in bellezza in Tessaglia; ne fu giudice Idomeneo, che assegnò la vittoria a Teti, e Medea, adirata, affermò che "sempre i Cretesi [150 b] sono mentitori", e gli lanciò una maledizione, cioè che non potesse mai piú dire la verità, cosí come aveva mentito nel giudizio: e da ciò - dice - i Cretesi sono ritenuti bugiardi. Atenodoro cita come fonte Antioco nel secondo libro dei Racconti mitici città per città.

    5. Racconta che Ilo, padre di Laomedonte, aveva un cimiero equino, e che tra i figli di Priamo c'erano anche Melanippo e Ideo.

    6. Dice che Xanto e Balío, i cavalli di Achille, erano stati prima Giganti, e che essi soli tra i Giganti combatterono dalla parte degli dèi contro i loro fratelli.

    7. Quando Odisseo fece naufragio a Tila in Sicilia, lo scudo di Achille fu portato a riva presso la tomba di Aiace, e, deposto sul tumulo, il giorno dopo fu colpito dal fulmine.

    8. Narra che Eracle non era vestito della pelle del leone nemeo, ma di quella di un certo Leonte, uno dei Giganti, che fu sfidato a duello e ucciso da Eracle.

    9. Il serpente che custodiva le mele d'oro era fratello del leone nemeo.

    10. Racconta che Iro, che compare in Omero, era un beota;

    11. che la moglie di Candaule, di cui Erodoto non dice il nome, si chiamava Nisia. Dicono anche che avesse una doppia pupilla e una vista acutissima, dopo che si fu procurata la pietra del serpente; per questo si accorse che Gige se ne stava uscendo dalla porta. Altri dicono che si chiamava Tudò, altri ancora, Clitia, mentre Abante afferma che aveva nome Habrò; dicono che Erodoto tacque il nome della donna perché Plesirroo, il suo amasio, innamoratosi di una certa Nisia, di una famiglia di Alicarnasso, poiché non riuscí ad avere successo con quell'etera che non lo voleva ricevere, si impiccò a un laccio. Per questa ragione Erodoto si sarebbe ben guardato dal pronunciare il nome di Nisia, poiché gli era odioso.

    12. Dice poi che i Centauri, fuggendo da Eracle attraverso la terra dei Tirreni, morirono di fame ammaliati dalla dolce voce delle Sirene.

    13. Che Abdero, amato da Eracle, era il fratello di Patroclo.

    14. Che Epipole di Caristo, figlia di Trachione, celando la sua natura femminile, partecipò alla spedizione dei Greci [scil. a Troia], ma scoperto il suo inganno per opera di Palamede, fu lapidata dai Greci.

    15. Narra che Menelao, quando Alessandro rapí Elena, offrí a Zeus un'ecatombe nella città di Gortina, a Creta.

    16. Che Palamede avrebbe regnato sui Greci al posto di Agamennone; perché Agamennone, giunto in Aulide, avrebbe ucciso con l'arco una capra selvatica sacra ad Artemide. Ed essendone venuta per i Greci [151 a] l'impossibilità di navigare, Calcante predisse che quella difficoltà si sarebbe risolta se Agamennone avesse sacrificato sua figlia Ifigenia a Posidone. Ma poiché quello non voleva saperne, i Greci, irritati, gli tolsero il potere e acclamarono re Palamede.

    17. Narra che Filottete morí per il morso di un serpente, e che Alessandro cadde colpito da Menelao con un colpo di lancia alla coscia.

    18.a. Quando morí Demetrio di Scepsi, fu trovato al suo capezzale il libro di Tellide;
    b. mentre si dice che presso il capo di Tironico di Calcide furono trovate le Tuffatrici di Alcmane,
    g. e i Violatori del diritto di Eupoli al capezzale di Efialte,
    d. e gli Eunidi di Cratino presso il capo di Alessandro, re dei Macedoni,
    e. e le Opere e i giorni di Esiodo vicino a quello di Seleuco Nicatore.
    z. Il legislatore degli Arcadi Cercida avrebbe ordinato che fossero sepolti con lui i libri I e II dell'Iliade.
    h. Pompeo Magno non sarebbe mai andato in guerra senza aver letto il libro XI dell'Iliade, volendo emulare Agamennone;
    q. invece il romano Cicerone sarebbe stato decapitato mentre leggeva la Medea di Euripide su una lettiga.

    19. Che Diogneto di Creta, il pugilatore, pur avendo riportato la vittoria, non ricevette la corona, ma anzi fu cacciato dagli Elei, perché l'avversario che egli aveva sconfitto e ucciso si chiamava Eracle, come il famoso eroe; i Cretesi onorano questo Diogneto come un eroe.

    20. Dice che il verso omerico quando sta per essere ferito,
    "certo gli dèi beati non si sono scordati di te, Menelao",
    fu parodiato dal dio di Pito [scil. Apollo], cambiando in Menedemo il nome di Menelao. Il problema fu posto durante un banchetto dell'imperatore Augusto, cioè quale verso di Omero avesse parodiato il responso, e a chi si riferisse l'oracolo.

    21. E che Menedemo di Elea, figlio di Bouneas, mostrò a Eracle il modo di pulire il letame di Augia, cosicché l'eroe deviò il fiume; e dicono che costui combatté a fianco di Eracle nella lotta contro Augia, ed essendo rimasto ucciso, fu sepolto a Lepreo presso un albero di pino. Istituiti dei giochi in suo onore, Eracle affrontò Teseo nella lotta, ed essendo il combattimento in parità, gli spettatori trovarono per Teseo il detto: "costui è un altro Eracle!".

    22. Si dice poi che una donna di Menfi, di nome Fantasia, figlia di Nicarco, compose prima di Omero [151 b] la Guerra di Troia e il racconto sulle Peripezie di Odisseo, e che questi libri erano depositati a Menfi; Omero, giunto in quella città e ottenutene le copie da Phanites, lo scriba del tempio, compose i suoi poemi seguendo punto per punto queste opere.

    23. Si affermava che Adone, divenuto androgino, faceva la parte del maschio con Afrodite, e della femmina con Apollo.

    24. a. Che Eracle, dopo aver vinto ad Olimpia, per fare omaggio al fiume Alfeo, dal suo nome chiamò alpha la prima lettera dell'alfabeto.
    b. Questo mitografo, vaneggiando, afferma che Mosé, il legislatore degli Ebrei, era chiamato alpha perché aveva sul corpo delle vitiligini (alphòs)
    g. Mentre Galerio Crasso, tribuno militare al tempo dell'imperatore Tiberio, era chiamato beta, perché faceva volentieri uso della barbabietola, che i Romani chiamano betacium.
    d. Orpillide, l'etera di Cizico, era chiamata gamma,
    e. mentre Antenore, l'autore delle Storie cretesi, fu chiamato delta, perché era un uomo buono e amante della sua città; i Cretesi infatti chiamano il bene dèlton.
    z. Apollonio, quello che al tempo del Filopatore fu celebre nelle scienze astronomiche, era chiamato epsilon, perché la forma dell'epsilon rassomiglia a quella della luna, allo studio della quale egli si era soprattutto dedicato.
    h. Satiro, l'amico di Aristarco, era chiamato zeta perché era molto portato alla ricerca,
    q. mentre dicono che Esopo fu chiamato dal suo padrone Idmone theta, perché era di indole servile e mutevole: gli schiavi si chiamano infatti thètes.
    i. La madre di Cipselo, che era zoppa, fu chiamata labda dal dio di Delfi.
    k. E Democide racconta che Pitagora, che descrisse tutti i numeri, fu chiamato con la lettera gamma.

    Tali sono gli argomenti del libro quinto.

     

    LIBRO VI

    1. Il libro sesto comprende questi capitoli: che Achille, dopo essere stato ucciso da Pentesilea, su richiesta della madre Teti sarebbe resuscitato, e, uccisa a sua volta Pentesilea, sarebbe di nuovo tornato all'Ade.

    2. Spiega che quando Licofrone, nell'Alessandra, dice:
    "Quale sterile usignoletta centauricida"
    intende come centauricide le Sirene.

    3. Che Eleno, figlio di Priamo, sarebbe stato amato da Apollo, e avrebbe ricevuto in dono da lui un arco d'avorio, con il quale avrebbe ferito Achille alla mano.

    4. Dice che Priamo venne supplice da Achille per richiedere le ossa di Ettore, accompagnato da Andromaca [152 a] e dai figli dell'eroe.

    5. Che Teti uccise di nascosto col fuoco i sei figli che le erano nati da Peleo; ma quando tentò di uccidere anche Achille, essendosene accorto Peleo, glielo strappò nel momento in cui si era bruciato soltanto il tallone del piede destro, e lo affidò a Chirone; questi, riesumato il cadavere del Gigante Damiso, che era sepolto a Pallene (Damiso era il piú veloce di tutti i Giganti), toltovi il tallone, lo adattò al piede di Achille, e lo riattaccò al corpo con l'aiuto di suoi farmaci. Questo tallone si staccò quando l'eroe fu inseguito da Apollo, e cosí, caduto a terra, fu ucciso.

    6. E si narra che Achille viene chiamato dal Poeta podòrkes, perché - cosí dicono - Teti applicò al bambino appena nato le ali di Arke, e che quindi l'epiteto podòrkes designa colui che ha ai piedi le ali di Arke.
    Questa Arke era figlia di Taumante, e Iride era sua sorella: entrambe erano alate. Nella guerra degli dèi contro i Titani, Arke, abbandonati gli dèi in volo, passò dalla parte dei Titani. Ma in seguito alla vittoria, Zeus, dopo averla precipitata nel Tartaro, le tolse le ali, e quando partecipò alle nozze di Peleo e Teti, le portò a quest'ultima in dono.

    7. Si dice che, in occasione delle nozze, Efesto donò a Peleo una spada, Afrodite una coppa con un Eros cesellato in oro, Posidone i cavalli Xanto e Balío, Era una clamide, Atena i flauti, Nereo i cosiddetti "sali divini" in un cofanetto; e questi sali hanno un potere irresistibile per favorire la ghiottoneria, giovando all'appetito e alla digestione, donde si spiega anche il famoso passo:
    "e versava il sale divino ...".

    8. a. Tratta di Achille il "Nato dalla Terra", e di quanti personaggi famosi di nome Achille vi furono dopo la guerra di Troia. E che questo "Nato dalla Terra" dette rifugio nel suo antro a Era che fuggiva l'unione con Zeus, e che la persuase a congiungersi con il dio; e dicono che questa fu la prima unione di Era con Zeus; e che allora Zeus annunciò ad Achille che avrebbe reso famosi tutti coloro che portavano il suo nome. Perciò divenne famoso anche Achille figlio di Teti.
    b. Anche il maestro di Chirone si chiamava Achille, e fu da lui che pure il figlio di Peleo fu da Chirone chiamato cosí.
    g. Pure colui che escogitò l'ostracismo ad Atene si chiamava Achille, figlio di Lisone.
    d. Dicono che il figlio di Zeus e di Lamia si chiamasse anch'esso Achille, e che fu di indicibile bellezza [152 b], tanto che vinse in una gara di bellezza, della quale fu giudice Pan. Per questa ragione Afrodite, adiratasi, ispirò a Pan l'amore per Eco, e mutò anche il suo aspetto, cosicché da bello che era apparisse brutto e repellente.
    e. Fu chiamato Achille anche il figlio di un certo Galata, del quale dicono che fosse canuto fin dalla nascita.
    z. Vi furono poi altri quattordici personaggi celebri di nome Achille; tra cui anche i due cani, dei quali furono mirabili le imprese compiute.

    9. Racconta che Priamo sarebbe stato un amasio di Zeus, e avrebbe ricevuto da lui la vite d'oro che poi regalò a Euripilo, figlio di Telefo, in cambio della sua alleanza.

    10. Che Esopo, ucciso dagli abitanti di Delfi, risuscitò, e combatté dalla parte dei Greci alle Termopili.

    11. Che Pilio, figlio di Efesto, guarí Filottete a Lemno, e apprese da lui l'arte di tirare con l'arco.

    12. Che Melo, figlio del fiume Scamandro, fu bello di aspetto, tanto che per lui - si dice - Era, Atena e Afrodite vennero a contesa per stabilire di quale di esse sarebbe diventato sacerdote: fu allora che Alessandro giudicò che dovesse vincere Afrodite. Proprio da questa storia avrebbe avuto origine la tradizione sul pomo [scil. della discordia].

    13. Ipermene, nella sua Storia di Chio, racconta che Omero avrebbe avuto un servo di nome Scindapso; costui sarebbe stato punito dagli abitanti di Chio con un'ammenda di mille dracme per non aver arso sul rogo il suo padrone dopo che fu morto.

    14. E che colui che inventò lo strumento chiamato anch'esso scindapso fu un uomo di Eretria, figlio della flautista Pecile (Poikíle).

    Questi sono gli argomenti del libro sesto.

    LIBRO VII

    1. Nel libro settimo si tratta di come Teodoro di Samotracia affermi che Zeus, appena nato, ridesse per sette giorni senza posa, e che per questa ragione il numero sette fu considerato numero perfetto.

    2. E racconta che Achille, per essere stato salvato dal fuoco mentre vi era bruciato dalla madre, fu chiamato Pyrissòos ("Salvato dal fuoco"); e poiché una delle sue labbra era rimasta bruciata, ebbe da suo padre il nome di Achille (a-khèilos, "Senza labbro").

    3. Che le Sirene, non appena appresero che Telemaco era figlio di Odisseo, lo uccisero.

    4. Che Odisseo nella terra dei Tirreni gareggiò nell'arte di sonare il flauto, e vinse; suonò la Presa di Troia, una composizione di Demodoco.

    5. Racconta che quando fu aperto in due il corpo di Stichio d'Etolia, il quale fu amato da Eracle, si trovò che aveva il cuore coperto di peli; egli fu ucciso dallo stesso Eracle, quando, impazzito, trucidò anche i propri figli.
    E dicono che l'eroe abbia levato il suo lamento soltanto per lui.

    6. Che Hermes, che fu amante di Polluce, uno dei Dioscuri, gli fece dono [153 a] di Dotor, il cavallo tessalo.

    7. Che quando Apollo istituí un agone funebre per Pitone, vi gareggiarono Hermes e Afrodite, e che la dea, vinta che ebbe la gara, ne ricevette in premio una cetra che donò ad Alessandro; a questa si riferisce anche Omero, nel verso:
    "E non ti giovi la cetra ...",
    con quel che segue.

    8. Dice qual è presso Bacchilide il detto di Sileno, e a chi erano rivolti quei versi.

    9. a. Racconta che la Rupe di Leucade prese il nome da un compagno di Odisseo, Leuco, originario di Zacinto, che fu ucciso, come dice il Poeta, da Antifo; e dicono che costui costruí il tempio di Apollo Leukàtes.
    b. Riferiscono poi che coloro che si gettano da quella roccia sono liberati dalla passione d'amore. E questa ne è la ragione: si dice che Afrodite, in seguito alla morte di Adone, dopo aver molto errato alla sua ricerca, lo trovò nel tempio di Apollo Erithios in Argo, una città di Cipro, e lo portò via con sé, poiché aveva condiviso con Apollo anche l'amore di Adone. Allora Apollo la condusse alla rupe di Leucade e le ordinò di gettarsi di sotto; la dea si gettò, e fu guarita dall'amore. E chiedendo ella la causa, Apollo, da indovino qual era, ne era a conoscenza perché anche Zeus, che era costantemente innamorato di Era, venendo alla rupe era solito sedervi sopra, e in questo modo liberarsi dalla passione d'amore.
    E molti altri, uomini e donne, sofferenti per il male d'amore, avevano cessato da questa passione dopo essersi precipitati dalla rupe.
    g. Riferisce che anche Artemisia, figlia di Ligdami, quella che combatté al fianco del Persiano, innamoratasi di Dardano di Abido, ed essendone respinta, gli cavò gli occhi mentre dormiva; ma poiché il suo desiderio, per lo sdegno degli dèi, cresceva sempre piú, per ordine di un oracolo si mise in viaggio verso Leucade, si gettò giú dalla rupe, rimase uccisa e fu seppellita nei paraggi.
    d. E dice che Ippomedonte di Epidamno, innamorato di un fanciullo del posto, e non potendo ottenere il suo amore, perché questi propendeva per un altro, lo uccise; quindi se ne venne a Leucade, e, precipitatosi giú, perí miseramente.
    e. E dice che il comico Nicostrato, innamorato di Tettigidea di Mirina, si precipitò dalla rupe e fu liberato dal suo amore.
    z. Dicono poi che Macete di Butroto fu chiamato Leucopetra ("Pietra Bianca") perché, precipitatosi per quattro volte dalla rupe, fu liberato dai suoi mali d'amore.
    E si narra di una moltitudine di altre persone che cosí ne furono liberate.
    h. Anche Bulagora il fanagorite, innamorato [153 b] del flautista Diodoro, morí gettandosi dalla rupe, pur essendo ormai vecchio.
    q. Perí precipitandosi anche Rodope di Amiso; amava follemente due gemelli della guardia personale del re Antioco, chiamati Antifonte e Ciro.
    i. Il giambografo Carino si innamorò dell'eunuco Eros, coppiere dell'Eupatore, e, convinto di ciò che si diceva su quella rupe, si gettò di sotto; e poiché, rovinando giú, si era rotta una gamba e stava morendo di dolore, cacciò fuori questi giambi:
    "Folle rupe leucadia, va' in malora!
    ahi! di Carino, de' giambi la Musa
    cenere hai fatto con tue vane fole
    di speranza! cosí, di pari amor, l'Eupator muoia!
    ".
    k. Nireo di Catania, innamorato di Atena dell'Attica, venne a questa rupe e vi si precipitò, liberandosi dal suo affanno; cadendo, piombò proprio nella rete di un pescatore, nella quale fu tratto a riva con un cofanetto pieno d'oro. E aveva intentato una causa nei confronti del pescatore per quell'oro, ma Apollo, apparsogli in sogno, lo dissuase con minacce dal processo, convincendolo del fatto che doveva piuttosto esser grato per esser stato liberato dalle sue pene, che darsi tanto pensiero per dell'oro che spettava ad altri.

    10. Dicono che pan è un pesce marino somigliante a un cetaceo, e simile nell'aspetto a Pan; in esso si trova la pietra asterite, che, esposta al sole, prende fuoco, e serve anche per fare un filtro. Elena possedette questa pietra, che portava incisa la figura del pesce pan, e se ne serviva come sigillo.

    (Fozio): Su questi argomenti vertono i capitoli del libro settimo delle Storie curiose ed erudite di Tolemeo figlio di Efestione.

    FINE

    Traduzione di Antonella Tatulli
    Diss. Università di Trieste, a. 1999-2000